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Testimonianza di un involontario esilio

15 Ottobre 2009

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  1. Salvo
    30 Ottobre 2009 a 2:56 | #1

    Ho 47 anni, precario da venti: non si preoccupi: i concorsi truccati fanno parte di una modalità mafiosa di gestire la cosa pubblica. Basterebbe che ci fosse una commissione capace di valutare i lavori pubblicati. Ho visto i suoi e mi complimento. Auguri.

  2. S.C.
    26 Novembre 2009 a 13:15 | #2

    il quotidiano L’ADIGE registra con diversi interventi e accenti, differiti nel tempo, la necessità di una regolamentazione dell’editoria. In ballo ci sono risorse non indifferenti. E, tuttavia, occorre notare in almeno due posizioni espresse altrettante visioni del mondo editoriale e culturale nella Regione Trentino Alto Adige. Da una parte Marco Albertazzi, filologo di fama e editore con La Finestra editrice, ritiene che gli editori devono correre con le proprie gambe, senza il sostegno da parte della Pubblica Amministrazione, se non laddove l’opera edita assuma una rilevanza culturale tale da dover essere valorizzata al meglio. Dall’altra parte Riccardo Bacchi della Tipolitografia Temi sostiene che la Pubblica Amministrazione deve saper discernere le opere buone da quelle cattive.
    In entrambi i casi per dipanare la questione nella maniera più oculata possibile sarebbe necessario: 1. confrontare i diversi cataloghi editoriali, presenti naturalmente on line, oltre che su supporto cartaceo; 2. confrontare quali sono stati i contributi pubblici che hanno percepito e come hanno speso quel denaro; 3. vedere in quali biblioteche del mondo sono presenti gli editori trentini. Questi tre fattori credo siano imprescindibili per definire con maggiore chiarezza le varie questioni.
    In sostanza la sovvenzione può avere un senso se collegata strettamente a un criterio meritocratico, può di fatto costituire un premio per il lavoro svolto, una prospettiva più attraente e trasparente rispetto a quella in uso dei finanziamenti a pioggia prescindendo dal catalogo editoriale, proprio lì dove si misura la qualità nel tempo, la lunga durata della cultura che si trasmette alle nuove generazioni.
    A questo punto sarebbe opportuno che la proposta di Albertazzi di rendere pubblici i bilanci della Provincia Autonoma di Trento fosse estesa alla Regione (i dati veri devono ancora vedere la luce, si impone qui, anche in un senso più generale, una decisa opera di informazione profonda nel rispetto delle altre Regioni italiane, Lombardia e Veneto in primis, con il sospetto fondato che pochissimi sanno in Trentino ciò che in Lombardia susciterebbe una rivoluzione), andando poi a leggere i resoconti che gli editori (o i tipografi) hanno fornito una volta percepiti i fondi pubblici.
    Già, perché sarebbe curioso constatare che una volta incamerati i pubblici denari gli editori se li fossero spesi senza rendere conto di come e a chi queste opere sono finite.
    Un editore serio deve dare delle opere che rimangano, deve restituire delle opere che non si erano date ma che tornano a esistere, deve scoprire (complimenti a Keller) autori, traducendo quell’immenso patrimonio, soprattutto in lingua tedesca, che sta dentro la storia europea che è anche la nostra. Molti studiosi trentini hanno capito che la strada non può che essere questa, è il versante culturale della conoscenza reciproca e rispettosa a cui accennava magistralmente Rogger nella sua relazione di Pieve Tesino.
    Soprattutto la qualità merita di essere aiutata, è una strada diversa, faticosa ma ineludibile, che i trentini devono imboccare al più presto.

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