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Archivio Novembre 2009

Il “caso” Trieste

22 Novembre 2009 Commenti chiusi

> Ricevo il seguente invito. Non mi sorprende (capita in questa
> città) il fatto, per altro clamoroso, che gli organizzatori abbiano del tutto ignorato la nostra…squadra. E mi guarderò bene dal
> manifestare agli organizzatori il mio stupore. Vorrei però suggerirle
> di informare costoro con una mail (Dario Padovani )
> sulla collana benchiana della finestra. Cari saluti. Gianni Gori
>

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L’Acerba o della Divina Sapienza

14 Novembre 2009 Commenti chiusi
L’Acerba o della Divina Sapienza
di Alfredo Cattabiani
 
Il 16 settembre 1327 veniva arso vivo a Firenze Cecco d’Ascoli, il cui vero nome era Francesco Stabili: aveva poco meno di sessant’anni. Così si concludeva la lunga persecuzione che aveva subito prima a Bologna dove nel 1324 l’inquisitore Lamberto di Cingoli gli aveva inflitto la sospensione dall’insegnamento dall’università per alcune proposizioni sulla cognitio futurorum contenute nel commento alla Sphaera mundi del Sacrobosco. Dopo quella condanna si era trasferito a Firenze, alla corte del duca di Calabria, dove svolgeva le funzioni di medico e astronomo. Ma alcuni ambienti ecclesiali, che poco gradivano il suo insegnamento, giunsero a tessere intorno a lui una serie di accuse che riassunse Francesco d’Accursio chiedendo e ottenendo che fosse processato.

La sua opera principale in volgare, L’Acerba, abbreviazione del titolo originario Acerba aetas, si continuò a copiare e stampare nel corso dei secoli sebbene non fosse facile il suo linguaggio, un italiano di derivazione umbro-marchigiana, denunciasse spigolosità e arcaismi e una certa petrosità; ma era pur sempre la più significativa enciclopedia in versi del secolo XIV dove in cinque libri mescolava descrizione del cielo e del cosmo con quello dei vizi, dell’animo umano, del simbolismo di animali e pietre, e considerazioni di carattere sapienziale. Ora l’editrice La Finestra ne pubblica un testo sicuro e accettabile grazie a Marco Albertazzi che ne è il curatore e ha anche il merito di accompagnarlo con il commento latino secondo la tradizione antica. Inoltre ha riprodotto in cd l’editio princeps di Sessa del 1501 con le stupende xilografie che la scandiscono e commentano. Un testo che rivela un autore fondamentalmente ortodosso, come attestano anche gli ultimi versi del poema dedicati al Cristo: «Ciò che è fatto era vita in Lui,/ sì come forma nella mente eterna:/e questa vita è luce di nui". Né era certo un astrologo che negava il libero arbitrio. Pianeti e stelle, quali creature e ministri di Dio, inclinavano ma non obbligavano, come aveva scritto d’altronde lo stesso Tommaso d’Aquino: "Non fa necessità ciascum movendo,/ ma ben dispone creatura humana/ per quallità, qual l’anima seguendo/ l’arbitrio abandona e fassi vile".

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Ragioni delle religioni

2 Novembre 2009 2 commenti
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