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Tommasi “numeri” da campione

10 Gennaio 2010 Commenti chiusi

CONSIDERAZIONI SULLA FRUSTRAZIONE

11 Dicembre 2009 2 commenti
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L’autoreferenzialità non salvaguarda nessuno

7 Dicembre 2009 5 commenti

Negli ultimi tempi ho assistito quotidianamente ad una levata di scudi contro la riforma Dalmaso-Dellai. Prendendo per buone tutte le rivendicazioni e scusandomi perché potrei aver trascurato qualche intervento di segno opposto, pongo questa domanda: perché il disaccordo viene più dagli umanisti che dagli scienziati? Io risponderei così. 1. La società, rappresentata dalla classe politica, dedica maggiore attenzione alle attività scientifiche. 2. Le materie umanistiche perdono posizione rispetto alle materie scientifiche nella società.

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Il “caso” Trieste

22 Novembre 2009 Commenti chiusi

> Ricevo il seguente invito. Non mi sorprende (capita in questa
> città) il fatto, per altro clamoroso, che gli organizzatori abbiano del tutto ignorato la nostra…squadra. E mi guarderò bene dal
> manifestare agli organizzatori il mio stupore. Vorrei però suggerirle
> di informare costoro con una mail (Dario Padovani )
> sulla collana benchiana della finestra. Cari saluti. Gianni Gori
>

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L’Acerba o della Divina Sapienza

14 Novembre 2009 Commenti chiusi
L’Acerba o della Divina Sapienza
di Alfredo Cattabiani
 
Il 16 settembre 1327 veniva arso vivo a Firenze Cecco d’Ascoli, il cui vero nome era Francesco Stabili: aveva poco meno di sessant’anni. Così si concludeva la lunga persecuzione che aveva subito prima a Bologna dove nel 1324 l’inquisitore Lamberto di Cingoli gli aveva inflitto la sospensione dall’insegnamento dall’università per alcune proposizioni sulla cognitio futurorum contenute nel commento alla Sphaera mundi del Sacrobosco. Dopo quella condanna si era trasferito a Firenze, alla corte del duca di Calabria, dove svolgeva le funzioni di medico e astronomo. Ma alcuni ambienti ecclesiali, che poco gradivano il suo insegnamento, giunsero a tessere intorno a lui una serie di accuse che riassunse Francesco d’Accursio chiedendo e ottenendo che fosse processato.

La sua opera principale in volgare, L’Acerba, abbreviazione del titolo originario Acerba aetas, si continuò a copiare e stampare nel corso dei secoli sebbene non fosse facile il suo linguaggio, un italiano di derivazione umbro-marchigiana, denunciasse spigolosità e arcaismi e una certa petrosità; ma era pur sempre la più significativa enciclopedia in versi del secolo XIV dove in cinque libri mescolava descrizione del cielo e del cosmo con quello dei vizi, dell’animo umano, del simbolismo di animali e pietre, e considerazioni di carattere sapienziale. Ora l’editrice La Finestra ne pubblica un testo sicuro e accettabile grazie a Marco Albertazzi che ne è il curatore e ha anche il merito di accompagnarlo con il commento latino secondo la tradizione antica. Inoltre ha riprodotto in cd l’editio princeps di Sessa del 1501 con le stupende xilografie che la scandiscono e commentano. Un testo che rivela un autore fondamentalmente ortodosso, come attestano anche gli ultimi versi del poema dedicati al Cristo: «Ciò che è fatto era vita in Lui,/ sì come forma nella mente eterna:/e questa vita è luce di nui". Né era certo un astrologo che negava il libero arbitrio. Pianeti e stelle, quali creature e ministri di Dio, inclinavano ma non obbligavano, come aveva scritto d’altronde lo stesso Tommaso d’Aquino: "Non fa necessità ciascum movendo,/ ma ben dispone creatura humana/ per quallità, qual l’anima seguendo/ l’arbitrio abandona e fassi vile".

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Ragioni delle religioni

2 Novembre 2009 2 commenti
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Dono di guerra

19 Ottobre 2009 Commenti chiusi

ERNST R. CURTIUS – KARL E. GASS,
Carteggio e altri scritti,
LA FINESTRA EDITRICE, LAVIS MMIX

Il carteggio intrattenuto dal massimo studioso tedesco della letteratura europea (ma mi verrebbe da azzardare, sull’onda della memoria, che la letteratura europea, in un senso globale, ha avuto quasi solo studiosi tedeschi), Ernst Robert Curtius, e un geniale giovanotto, Karl Eugen Gass, studioso di cose romanze, attento anche alla vicenda delle lettere italiane strettamente contemporanee [dopo Jaspers, Vossler, e Curtius, era andato perfezionandosi e facendo i suoi primi passi di indagatore delle lettere a Pisa, Normale, e alla Hertziana di Roma], caduto in guerra, per una Europa ormai incapace di sottrarsi al proprio destino di morte, nel 1944, è un dono. ‘Ne è morta una miriade’, aveva ruggito Uncle Ezra (qui nella traduzione che ne fece Montale) dopo il salasso di corpi e di menti della prima guerra europea; e Giorgio Steiner, a tempo débito, spiegò che cosa aveva comportato, questo (Il castello di Barbablù). La seconda, infamissima strage (come non credere ai misteri di Dio, quando la si vede promossa da quella stessa Germania, caduta in mano di briganti ? Come succede, qualcuno anche in Italia, comincia a vederlo di nuovo; di solito, si parte con elezioni ‘democratiche’ quando il potere ormai non appartiene più a nessun controllo di base; o la base si è fatta corrotta) non volle esser da meno. La terza….? i campi di battaglia si sono spostati verso oriente, Libano, Afghanistan, Iraq, e altri molto più generali che si preparano con cieca dedizione, risparmieranno fino a quando la vecchia Europa baldracca ?
L’ingresso del palazzo di caccia di Glienicke, presso Potsdam
Il curatore del carteggio, Stefano Chemelli, (in collaborazione con Mauro Buffa), attento alla lezione di Raimondi, uno dei meno nazionalpopolari della nostra passata gestione italianistica (dopo la quale, il deserto), aggiunge al decennale scambio di lettere, raramente soltanto occasionali o di mero disbrigo, fra quei due testimonii d’eccezione, agende, note di lettura, un diario di guerra, lettere alla moglie, e, preziosissimi, i sei ritratti letterarii, faticosamente recuperati su microfilm, di sei corrispondenze letterarie dall’Italia, sagaci nella scelta dei soggetti (Tozzi, Cecchi, Bacchelli, Cardarelli Ungaretti Palazzeschi, e Renato Serra). Ciliegina di rara bontà, sulla torta, certi appunti di Curtius, conservati all’Università di Bonn. Ne salverei uno solo, d’esempio (sono una quarantina di fitte pagine, che meriterebbero una stampa separata e potrebbero valere da vademecum d’ogni studioso di letteratura, se in futuro ce ne saranno):

Esiste un’unica ricetta secondo cui si può fare della storia della letteratura: notare il numero maggiore possibile di cose.

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La Finestra e il dominio della luce

19 Ottobre 2009 Commenti chiusi

«Una finestra è una finestra in quanto attraverso essa si diffonde il dominio della luce, e allora la stessa finestra che ci dà luce è luce, non è somigliante alla luce, non è collegata per un’associazione soggettiva a una nozione di luce soggettivamente escogitata, ma è la luce stessa nella sua identità ontologica, quella stessa luce indivisibile in sé e non divisibile dal sole che splende nel nostro spazio. Ma in se stessa, fuor dal rapporto con la luce, fuor dalla sua funzione, la finestra è come inesistente, morta».
(Pavel Florenskji, Le porte regali, Milano 1977, p. 34)

Il brano che precede è l’importante e impegnativo biglietto da visita con il quale La Finestra Editrice, attiva dal 1998, si presenta all’attenzione dei lettori.
In una quindicina di collane di letteratura, filosofia e arte (fra cui "Tridentum", tenuta in collaborazione con la regione Trentino-Sud Tirolo, che si occupa della cultura legata all’arco alpino con particolare attenzione alla regione predetta) La Finestra Editrice, animata da una valorosa pattuglia di studiosi e intellettuali fra i quali spiccano Marco Albertazzi e Marzio Pieri, non svolge solamente opera di altissima cultura collaborando con istituzioni italiane e straniere nel campo della scoperta di testi inediti e nella ristampa di opere rare, sempre corredate da approfonditi studi critici, ma anche e soprattutto dà a tale prassi apertamente il senso di una "riverifica" delle prospettive e dei valori, innervandola di una sempre visibile volontà di ridistribuire le carte e di giocare una nuova partita.

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Testimonianza di un involontario esilio

15 Ottobre 2009 2 commenti
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Trasparenza

12 Febbraio 2009 Commenti chiusi

La Finestra editrice, da sempre promotrice di una sapienza "pulita" e "antibaronale" in un paese, l’Italia, in cui l’Università è governata troppo spesso in maniera "discutibile" e di certo poco "trasparente", dichiara di NON pubblicare opere di docenti che si siano fatti promotori di concorsi truccati.

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